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Sclerosi multipla: la riabilitazione è una cura

Centinaia di ricercatori da tutta Europa si riuniscono a Milano per parlare delle ultime scoperte in materia di riabilitazione cognitiva e motoria

Nella terapia della sclerosi multipla la riabilitazione non è solo un supporto, ma un trattamento a tutti gli effetti, e modifica la progressione della malattia. Per la comunità scientifica impegnata nella ricerca sulla SM quella che fino a pochi anni fa era un’ipotesi oggi è una certezza. Delle ultime novità in questo campo si parla in questi giorni a Milano al meeting scientifico internazionale RIMS (Rehabilitation in Multiple Sclerosis), giunto alla sua ventesima edizione.

La due giorni milanese (10-11 aprile), sostenuta dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla sua Fondazione (FISM), insieme all’Istituto Carlo Besta di Milano, ha il titolo “Traslational research and patient centered outcomes”. “Da una parte il Congresso presenterà ricerche che dimostrano l’efficacia della riabilitazione e la necessità di tradurre le evidenze della ricerca in pratica clinica di tutti i giorni. Dall’altra illustrerà gli strumenti scientifici che permettono di mettere al centro della ricerca e della pratica clinica il punto di vista stesso delle persone sull’efficacia dei trattamenti riabilitativi”, ha affermato Mario A. Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla. “E per AISM mettere al centro le persone con SM è la via maestra che la ricerca, i Centri riabilitativi, i decisori politici devono seguire per essere efficaci nello svolgimento dei propri rispettivi compiti”.

In questa direzione l’intervento di Giampaolo Brichetto, medico fisiatra e ricercatore della Fondazione di AISM, che parlerà del “self management” cioè dell’importanza di sviluppare, tramite l’utilizzo quotidiano, personale, domestico di smartphone, tablet, misurazioni di efficacia remote al trattamento riabilitativo. “Questo è per eccellenza un approccio che mette al centro la persona perché sarà la persona stessa a essere il primo attore del proprio trattamento riabilitativo, mentre il medico potrà monitorare a distanza in tempo reale l’efficacia di quel trattamento per quella singola persona, ed eventualmente intervenire a calibrarlo in base alla risposta che ogni persona fornirà”, spiega Paola Zaratin, direttore della ricerca scientifica di FISM.