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Una mano robot per chi ha avuto un ictus

Dopo la protesi bionica per i pazienti amputati, i ricercatori del Sant'Anna presentano un prototipo robotico indossabile per chi non riesce a utilizzare la mano a causa di danni neurologi

Si chiama HX ed è un esoscheletro che aiuta il recupero della funzionalità della mano dopo un trauma grazie all’assistenza funzionale alla presa degli oggetti. Un sistema indossabile attorno alla mano del paziente, che potrebbe consentire a milioni di persone di affrontare la quotidianità e i suoi numerosi ostacoli con dignità. Ci stanno lavorando i ricercatori dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, nell’ambito del progetto di ricerca WAY (Wearable interfaces for hAnd function recoverY). Un primo prototipo è stato presentato alla 14esima edizione di MECSPE, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione, organizzata da Senaf, che si è svolta alla fine di marzo a Parma.

Dopo gli studi effettuati con successo sulla protesi di mano bionica nel 2008 e nel 2014, rivolta solo a pazienti amputati, il gruppo del Sant’Anna puntano ora alla realizzazione di un esoscheletro che possa essere usato da chi ancora possiede l’arto, ma non riesce più a utilizzarlo a causa di danni neurologici (ictus, lesioni del midollo spinale o del plesso brachiale).

Dopo lo sviluppo di protesi facilmente indossabili che permettono di riacquistare l’uso e la sensazione della mano a chi l’ha perduta (mano bionica), con HX si affacciano anche soluzioni indossabili per coloro che hanno perso la capacità di controllarlo, facendo diventare realtà quanto fino a poco tempo fa accadeva solo nelle pellicole di fantascienza, e fornendo un aiuto concreto, in attesa della fattibilità della rigenerazione diretta dei tratti nervosi danneggiati.

Un problema che in Europa ogni anno conta 7.500 nuovi casi, e che tramite l’esoscheletro consente al paziente di riacquistare la funzionalità degli arti superiori e delle mani ed il controllo dei movimenti tramite sistemi a pulsantiera (il tutto includibile in una carrozzella, e alimentato a batterie) e segnali elettroencefalografici.

L’attività di ricerca di WAY, coordinata da Christian Cipriani, Ordinario di Bioingegneria e Vice-Direttore dell’Istituto di BioRobotica, si è concentrata principalmente sulla definizione di un’interfaccia uomo-macchina per permettere al soggetto un controllo intuitivo di questi dispositivi tecnologicamente avanzati, in particolare sull’utilizzo di segnali EEG e su un sistema di feedback vibro-tattile. Studi di fattibilità e di usabilità, esperimenti di validazione e test in ambiente reale hanno coinvolto medici e fisioterapisti, ricercatori delle varie università, oltre che gli stessi utilizzatori finali (amputati e soggetti spino-lesi).