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E-health, e il risparmio?

I dati di uno dei primi studi che valuta l'impatto della telemedicina sui costi relativi alla gestione di alcune malattie croniche dimostrano che i vantaggi non sono molti

La telemedicina è sempre più sfruttata da pazienti affetti da malattie croniche comuni come ipertensione, diabete e aritmia, per monitorare il proprio stato di salute. Dispositivi, sensori, e applicazioni sono così disponibili sugli smartphone dei pazienti, dimostrando un effettivo miglioramento dei risultati nella gestione della malattia, e della salute in generale. Ma allora perché queste tecnologie non costituiscono ancora uno vero e proprio standard di cura? A rispondere, sulle pagine di PeerJ, è il ricercatore Eric Topol dello Scripps Research Institute di La Jolla, che nel suo studio ha posto l’attenzione sull’idea di un futuro sanitario dominato dai dispositivi mobili, analizzando per la prima volta i costi relativi all’assistenza sanitaria. L’indagine, che ha coinvolto 160 pazienti per un periodo di 6 mesi, ha sottolineato la mancanza di prove significative che testimonino i benefici clinici ed economici a seguito di interventi con i dispositivi mobili.

“Bisogna ricordare che questo è il primo trial che sia mai stato condotto, e quindi in un certo senso è un lavoro pionieristico”, spiega Topol a MobiHealthNews. “E’ stato molto difficile perché abbiamo avuto a che fare con tre diversi sensori, per la glicemia, per la pressione sanguigna e per il ritmo cardiaco. Molti pazienti hanno avuto problemi con tutti e tre o con due di questi”.

Lo studio randomizzato ha coinvolto i pazienti che nel 2012 avevano presentato un reclamo all’assicurazione sanitaria associato a ipertensione, diabete e aritmia cardiaca. I dispositivi mobili testati sono stati Withings ‘Blood Pressure Monitor tra i pazienti con ipertensione, iBGStar Blood Glucose Meter di Sanofi tra i pazienti con diabete, e Fierce 15 company AliveCor’s Mobile ECG per monitorare la fibrillazione atriale nei pazienti con aritmie. I partecipanti hanno poi ricevuto un iPhone provvisto di applicazioni per il monitoraggio della malattia, e una piattaforma per condividere in tempo reale i dati con medici e operatori sanitari. I pazienti del gruppo di controllo hanno invece ricevuto un programma standard di gestione della malattia.

I dati della ricerca hanno dimostrato che i due gruppi erano molto simili. Infatti, il numero medio di visite ambulatoriali, di pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri non differiva significativamente tra i due gruppi, inclusi quindi i costi dell’assicurazione sanitaria registrati.

Ma c’è comunque uno spiraglio, “tra gli esiti secondari abbiamo notato un miglioramento della autogestione della malattia, caratterizzato da una minore propensione dei pazienti a pensare il proprio stato di salute in balia fattori casuali”, ha concluso Topol. “Per capire in che modo le tecnologie possano avere un impatto positivo sui costi dell’assistenza medica, però, abbiamo bisogno di condurre molti altri trial randomizzati, che coinvolgano un numero maggiore di persone”.