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Smart health: l’innovazione è necessaria

Il sistema sanitario deve riorganizzarsi e deve farlo in modo sostenibile: l’applicazione delle tecnologie digitali potrebbe far risparmiare alle casse pubbliche circa 6,9 miliardi di euro, associati a una più elevata qualità dell’assistenza

La popolazione invecchia e aumenta la spesa sanitaria pubblica: solo per i “servizi di lunga assistenza” (Long Term Care, Ltc) si stima una crescita di circa 6 miliardi l’anno da oggi al 2060. Nell’arco dello stesso periodo puntare sulle tecnologie digitali potrebbe far risparmiare alle casse pubbliche circa 6,9 miliardi di euro l’anno, secondo le stime dell’Osservatorio Netics, senza però ridurre i servizi. Ripensare in digitale il sistema socio-sanitario significa quindi scommettere su servizi più efficienti, su nuovi modelli di cura personalizzata, su risparmi di lungo periodo e, allo stesso tempo, investire in un mercato che mira allo sviluppo economico del Paese. Una scommessa che in Italia siamo pronti a fare?

Questa e altre domande sul tema della sanità digitale sono state al centro dell’incontro organizzato da Forum della Pubblica Amministrazione, con la collaborazione di Fondazione MSD, lo scorso 23 febbraio. L’obiettivo era quello di fare il punto sulla trasformazione digitale in atto del Sistema Sanitario insieme alle aziende tecnologiche e del mondo sanitario, alle start up, alle Istituzioni.

La popolazione e, di conseguenza, le esigenze di cura stanno cambiando. Infatti, secondo il rapporto 2015 “Ageing Debate the Issues” dell’Ocse, il 12% della popolazione mondiale ha più di 60 anni, percentuale che nel 2050 salirà al 21% (868 milioni oggi, contro 2,4 miliardi nel 2050). Inoltre, secondo il Bilancio Demografico Istat del giugno scorso, nel nostro paese la popolazione è sempre più vecchia, con un’età media di 44,4 anni, e manca un ricambio generazionale visto che nel 2014 abbiamo avuto un crollo delle nascite: 12mila nati in meno rispetto al 2013. La popolazione anziana, 65 anni e oltre, è pari al 21,7% del totale, e quella di 80 anni è arrivata nel 2014 al 6,5%. Sempre secondo l’Istat, poi, gli ultra 65enni entro il 2050 saranno il 33,1% sul totale.

Più anziani significherà un maggior numero di persone non autosufficienti e con malattie croniche e, quindi, una spesa maggiore per il long term care (Ltc). Secondo la Ragioneria Generale dello Stato, la componente sanitaria della spesa pubblica per il Ltc nel 2014 è stata pari allo 0,84% del Pil, ossia il 12,2% della spesa sanitaria complessiva, ma nel 2060 raggiungerà l’1,26%, con un aumento di circa 6 miliardi di euro l’anno. “Oggi”, afferma Paolo Bonaretti, Consigliere del Ministero dello Sviluppo Economico, “abbiamo aspettative di vita sempre più lunghe, che dovranno essere accompagnate da cure sempre più specifiche e tecnologicamente più evolute. E pensare a uno sviluppo dell’assistenza senza la sanità digitale sarebbe impossibile prima di tutto a livello di costi”.

Inoltre, secondo la Ricerca dell’Osservatorio School of Management del Politecnico di Milano, l’adozione della cartella clinica elettronica consentirebbe risparmi fino a 1,6 miliardi di euro l’anno; la diffusione di servizi digitali per i cittadini, come il download dei referti via web e la prenotazione online di esami/visite o degli accessi al centro prelievi, anche tramite App, permetterebbe un risparmio fino a 350 milioni di euro all’anno alle strutture sanitarie, e ben 4,9 miliardi di euro ai cittadini; per non parlare degli importanti benefici che si otterrebbero dai servizi web che consentono alle Asl e alle farmacie territoriali di gestire la distribuzione dei presidi di assistenza integrativa.

“I cambiamenti in atto nella nostra società, prima di tutto l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche, comportano la necessità di una risposta nuova da parte delle istituzioni”, spiega Carlo Mochi Sismondi, Presidente del Forum della Pubblica Amministrazione. “Bisogna avviare un percorso fortemente innovativo, in cui si passi dal concetto di curare a quello di prendersi cura, mettendo al centro la persona. In questo percorso le tecnologie digitali svolgono un ruolo ormai imprescindibile, come strumenti abilitanti per supportare la realizzazione di una nuova visione del rapporto tra cittadino e PA, in cui il cittadino è protagonista e non fruitore passivo di servizi”.

Secondo ‘Euro Health Consumer Index’, il nostro paese è passato dal 15esimo al 22esimo posto (perdendo 7 posti) su 34 per la qualità del sistema sanitario, in particolare sul fronte della prevenzione, della gestione degli anziani e sulla capacità di proporre modelli assistenziali innovativi. “Per recuperare la competitività del sistema”, sottolinea Fabio Pammolli, presidente della Fondazione MSD, “è fondamentale preservare e incentivare la capacità di innovare; capacità che è imprescindibile da politiche industriali e assetti regolatori capaci di stimolare processi di innovazione, con incentivi dedicati al finanziamento della ricerca scientifica, alla collaborazione fra Università e imprese, allo sviluppo di meccanismi di remunerazione premianti”.

“La sanità digitale in Italia soffre oggi della stessa frammentazione che caratterizza tutto il sistema sanitario nel nostro paese “, ha sottolineato il Ministro Beatrice Lorenzin. “I sistemi informativi ad esempio sono differenti tra Regione e Regione, a volte anche tra azienda ed azienda. Col ‘Patto per la sanità digitale’ abbiamo sancito la necessità di avere un unico linguaggio digitale. Ma dobbiamo andare oltre, soprattutto sul tema dei dati, un grande patrimonio che però non riusciamo ancora a mettere a sistema. La parola d’ordine è standardizzare i processi: avere a disposizione i dati e poterli confrontare e analizzare a livello nazionale è fondamentale. Pensiamo solo a dati come il numero preciso di malati di diabete, oppure i risultati derivanti dall’adozione di un nuovo farmaco, o ancora il numero di cesarei effettuati nelle diverse strutture o il numero di ore che intercorrono prima di un intervento per la rottura del femore: dati fondamentali per la definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza, per le politiche del farmaco, per valutare non solo la spesa delle diverse strutture ma anche la loro qualità”.

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