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D-Heart, il primo elettrocardiografo portatile

Brevettato il primo elettrocardiografo portatile collegabile a smartphone e tablet. Il progetto ha ricevuto un grant da 200mila euro dalla Fondazione Vodafone Italia

Un elettrocardiografo grande come uno yo-yo, collegato tramite bluetooth a uno smartphone o a un tablet. Si chiama D-Heart, ed è un dispositivo frutto di un progetto brevettato da due studenti dell’Università di Pavia, Niccolò Maurizi e Nicolò Briante, che lo scorso 1 marzo al Vodafone Theatre si è guadagnato il finanziamento da 200.000 euro della Fondazione Vodafone Italia, confermandosi vincitore dopo la prima fase. Il progetto era, infatti, risultato primo (su 476 progetti) nella precedente fase dell’iniziativa “Think for Social” e aveva già ottenuto da Fondazione Vodafone 30mila euro.

L’innovazione del dispositivo consiste nella guida al corretto posizionamento degli elettrodi sul torace del paziente tramite la fotocamera dello smartphone, rendendo chiunque in grado di salvare una vita comunicando i dati al cardiologo più vicino. Questa soluzione può rivelarsi utile e fondamentale soprattutto nei paesi in via di sviluppo caratterizzati dalla mancanza di un facile accesso a cure mediche di base.

“La tecnologia è un modo per superare le barriere e gli ostacoli che ci sono nei paesi in via di sviluppo”, spiega nel video Maurizi. “Si è stimato che nel 2020 la principale causa di morte al mondo sarà rappresentata dalle malattie cardiovascolari, e che l’80% dei danni creati da queste patologie sarà nei paesi in via di sviluppo. D- Heart offre una soluzione reale: noi rendiamo chiunque in grado di eseguire un tracciato affidabile fin dai primi sintomi, da condividere sfruttando la rete del telefono con il cardiologo più vicino. Grazie alla tecnologia molto semplice che usiamo offriamo tutto ciò a un terzo del prezzo di tutti gli altri strumenti disponibili finora sul mercato. In definitiva chiunque dotato del nostro dispositivo potrà, direttamente dal proprio villaggio, fornire al cardiologo un strumento utile per raggiungere una diagnosi precoce di una patologia cardiovascolare, nella speranza di invertire parzialmente questo trend di mortalità per queste patologie e soprattutto di fornire l’accesso a cure specializzate a chi prima non ne aveva la possibilità”.