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Regina Elena: ecco la rivoluzione delle protesi 3d

Al Regina Elena sono già state impiantate tre protesi stampate in 3D. Pronte altre tre da impiantare in giovani pazienti con sarcomi

Un emibacino, una scapola e un tarso del piede. Sono queste le ricostruzioni con protesi “su misura” in titanio impiantate in giovani pazienti con sarcomi negli ultimi mesi nel reparto di ortopedia oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma. E altri 3 pazienti sono pronti per sottoporsi all’impianto di un altro emibacino, un bacino, e un’ anca.

Un strumento rivoluzionario, quello della stampa di protesi in 3D, che consente di ricostruire perfettamente l’anatomia ossea dei pazienti dopo interventi demolitivi, eseguiti per l’asportazione di un tumore. Il titanio viene stampato con una sovrapposizione progressiva di strati su un modello virtuale, costruito grazie ai dati ottenuti da TAC e risonanza, in modo tale che una volta realizzata, la protesi andrà ad incastrarsi perfettamente con la parte residua di osso.

“Siamo molto soddisfatti – spiega Marta Branca, Commissario Straordinario degli IFO – di mettere questa nuova tecnologia a disposizione dei nostri pazienti oncologici, perlopiù giovani e colpiti da tumori rari come gli osteosarcomi”.

In Italia, ogni anno, sono circa 6mila i casi di diagnosi di sarcoma dell’osso e dei tessuti molli, tumori rari che colpiscono soprattutto la popolazione giovane, fino ai 20 anni, e quella adulta tra i 50 e 80 anni. Su 500 nuovi casi annui di tumori ossei primitivi che necessitano di protesi, il 5% potrebbe accedere alla protesi in 3D, particolarmente indicata nel caso in cui la zona da ricostruire è particolarmente ampia oppure complessa.

“Siamo ancora a un utilizzo riservato a casi selezionati, in precedenza difficilmente trattabili, ma la tecnologia 3D è così versatile che mi auguro si possa estendere rapidamente a vantaggio di un maggior numero di pazienti”, sottolinea Roberto Biagini, direttore dell’ortopedia oncologica dell’Ire.