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Gemelli: ecco la sala tecno-consulto a distanza per i tumori celebrali pediatrici

Grazie alla “rete di video-diagnostica" gli specialisti potranno dialogare in rete con i colleghi di quattro Aziende ospedaliere, per curare a distanza i pazienti affetti da tumori cerebrali e limitare gli spostamenti di bambini e famiglie dalla propria residenza

E’ stata inaugurata presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, una sala di Tecno-consulto dotata di tecnologie a supporto della rete assistenziale di video diagnostica dedicata ai bambini con tumori cerebrali, che è parte del progetto “Insieme Per la Salute”, ed è stata finanziata dall’edizione 2015 di Trenta Ore per la Vita con la Campagna “Home”.

Al progetto partecipano altre quattro strutture ospedaliere di Caltanissetta, Crotone, Cassino e Oristano. Lavorando in rete con il Gemelli, potranno dunque integrare le esperienze e professionalità dei propri medici, creando meccanismi di “knowledge sharing” anche supportati dall’utilizzo delle moderne tecnologie in tema ICT – tecnomedicina. Lo scopo è quello di garantire ai pazienti pediatrici affetti da tumore cerebrale un percorso di diagnosi e di cura efficace, limitando il più possibile gli spostamenti del bambino e della sua famiglia tra ospedali e regioni.

L’infrastruttura è costituita da un sistema di comunicazione che consente il trasferimento di allegati (referti, RX, TAC, RM) grazie all’adesione degli standard DICOM e HL7 in termini di protocolli di comunicazione e interoperabilità. Consente inoltre la ricezione, l’analisi e la valutazione degli esami diagnostici inviati dal centro della rete coinvolto nel percorso di cura del paziente pediatrico, la realizzazione di consulti specialistici a distanza in audio-video conferenza nel caso di controlli programmati (follow-up), oppure per visite di “second opinion”.

“Ci siamo subito entusiasmati a questo progetto – afferma Cesare Colosimo, Direttore dell’Area Diagnostica per immagini della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, – avere un bambino malato di tumore è devastante per una famiglia, soprattutto nelle sedi più lontane dai grandi ospedali e disagiate. Minimizzare al massimo l’allontanamento del piccolo paziente dal contesto familiare e ambientale è fondamentale anche per la terapia. Trasmettere attraverso reti super veloci informazioni e immagini ci permette di essere subito in raccordo con i primi centri in cui viene effettuata la diagnosi, fino alle prime terapie e, se necessario, all’intervento”.

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