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Smartphone: “curerà” depressione, epilessia e sclerosi multipla

Prevenire e curare depressione, sclerosi multipla ed epilessia grazie all’enorme potenziale dei dispositivi mobili, come smartphone e braccialetti elettronici. E’ questo il nuovo programma di ricerca internazionale di 24 istituzioni ed aziende provenienti da vari paesi d’Europa e dagli Stati Uniti, tra cui l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, sostenuto dalla ‘Innovative Medicines Initiative’ della Commissione Europea. Il primo meeting del programma Radar-Cns, ‘Valutazione a distanza delle malattie del sistema nervoso centrale e delle ricadute’, vedrà riuniti esperti provenienti da diversi campi disciplinari, tra cui la clinica e la ricerca biomedica, l’ingegneria, l’informatica, le tecnologie informatiche e la biostatistica e si terrà a Brescia dal 15 al 17 giugno prossimi.

L’obiettivo è quello di monitorare i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, quindi a migliorarne i trattamenti, attraverso strumenti di valutazione continui che agiscono in ‘remoto’, ovvero a distanza dal centro clinico o dallo studio del medico. Smartphone e dispositivi indossabili consentiranno così di ottenere un quadro completo, ed in tempo reale, delle condizioni del paziente. Inoltre, questo tipo di monitoraggio potrebbe far sì che il trattamento inizi prima che il quadro clinico del paziente si aggravi, prevenendo le ricadute o evitando che il paziente attenda un peggioramento delle proprie condizioni di salute prima di cercare un consulto medico.

Gli esperti lavoreranno sulla depressione, l’epilessia e la sclerosi multipla: disturbi ben distinti, con cause e sintomi diversi ma accomunati dal fatto che i pazienti spesso sperimentano periodi in cui i sintomi sono ‘gestibili’, seguiti da periodi di peggioramento e riacutizzazione (ricadute). Le indagini condotte su questi pazienti hanno più volte messo in luce la necessità di prevedere con esattezza il rischio di ricaduta e di migliorare i trattamenti che le prevenga.

“Negli ultimi anni, la qualità e la quantità di dati che possiamo raccogliere utilizzando dispositivi indossabili e smartphone è letteralmente esplosa, e ora può consentire di migliorare l’assistenza clinica semplicemente fornendo informazioni più accurate”, spiega Matthew Hotopf, direttore del Biomedical Research Centre Nihr del Maudsley Hospital a Londra e co-leader del progetto. “Ci può consentire anche di individuare quando un paziente sta peggiorando prima di una visita clinica”.

Il programma, che durerà fino al 2021, coinvolgerà in prima persona i pazienti nella sperimentazione clinica: i pazienti, infatti, saranno infatti chiamati a identificare i sintomi più importanti ed a consigliare i ricercatori sul modo migliore per attuare le tecnologie di misurazione e monitoraggio a distanza, in modo che tale innovazione – che pone ovvi problemi di privacy – sia per essi accettabile e coinvolgente. “Siamo convinti”, spiega lo psichiatra Giovanni de Girolamo, responsabile del centro collaborativo al progetto presso l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, “che le tecnologie di monitoraggio a distanza diverranno pervasive in medicina, e renderanno possibile una significativa e positiva trasformazione del modo stesso in cui oggi pensiamo alla prevenzione ed al trattamento”.