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Per LEO Pharma la salute è digitale

Il futuro della salute è digitale. Lo sa bene LEO Pharma, azienda farmaceutica danese che fa della dermatologia il suo punto di forza. Per aiutare chi è affetto da una patologia dermatologica, infatti, l’azienda non solo sviluppa terapie innovative ma mette a disposizione una serie di siti per i pazienti e spazi web dedicati ai medici, oltre che canali aziendali aperti su tutti i più importanti social network. A quattro anni dall’apertura della sua sede italiana, Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia, ci racconta l’accelerazione della strategia digital lanciata nel 2015.

In che modo LEO Pharma Italia ha integrato il digitale nella sua strategia di crescita?

“Fin da 2011 abbiamo definito quali erano le caratteristiche che la filiale italiana doveva avere, disegnando quindi un’architettura aziendale che potesse reggere le condizioni piuttosto competitive del mercato italiano, pur non avendo le grandi dimensioni di una Big Pharma. Così abbiamo deciso di puntare sul digitale come elemento distintivo, per poter essere un passo avanti rispetto ad aziende più grandi di noi ma meno social”.

Cosa avete fatto, quindi?

“La nostra azienda ha così espresso la digital disruption fondamentalmente in due macro-capitoli: quello più tecnico, che riguarda gli healthcare professional, ovvero medici, farmacisti e specialisti, epiù in generale chi opera nell’ambito sanitario. L’altro capitolo è quello dei pazienti e di chi vive intorno a loro. Uno spazio dedicato più all’informazione per far capire che di alcune malattie della pelle ci si può liberare: spesso, infatti, i pazienti non conoscono né la patologia che li ha colpiti né le possibilità terapeutiche“.

Partiamo dai servizi sviluppati per i professionisti della sanità. In cosa si distinguono quelli di LEO Pharma?

“Abbiamo cominciato a lavorare con una strategia ben precisa: volevamo che il rapporto con questi professionisti fosse sia “face to face”, ovvero diretto, sia digitale. La nostra vita negli ultimi 15anni è cambiata radicalmente, perché oggi i rapporti con le persone che conosciamo li possiamo avere sia dal vivo, sia con rapporti digitali attraverso whatsapp, mail, skype, twitter. Lo stesso concetto lo abbiamo applicato per gli healthcare professional: abbiamo creato piattaforme che sono in grado di contenere informazioni e dati e un sistema che possa dialogare, e quindi usare questi contenuti, per comunicare in maniera “tailored” (dedicata), a seconda delle esigenze del singolo medico. La nostra piattaforma, ClouDerma, è piena di contenuti in ambito dermatologico che sono accessibili ai medici grazie al rapporto che hanno con l’informatore. Infatti, la prima cosa che vede il medico quando apre questa piattaforma è il volto del suo informatore e il cloud non è altro che un’estensione del rapporto personale che intercorre fra i due. È un servizio ideato in Italia che ora l’azienda sta esportando anche in altri paesi perché permette di rendere disponibili al professionista contenuti su misura delle sue esigenze anche grazie all’integrazione di due altri sistemi informatici”.

E per quanto riguarda i pazienti?

“Siamo partiti dall’analizzare cosa i pazienti che soffrono di psoriasi possono trovare su internet per essere più informati e consapevoli sul proprio stato di malattia. Abbiamo riscontrato cattiva informazione e soprattutto tanta speculazione. Abbiamo creato così www.QualityCare.it, un grande portale che contiene le informazioni giuste e corrette sulla psoriasi, oltre che a consigli molto pratici. Tutti i contenuti sono controllati e autorizzati dalle società scientifiche dermatologiche. Il sito unisce informazione a consulenza: oltre a consigli del nutrizionista e del dermatologo, sarà a disposizione prossimamente anche uno psicologo, che può fornire un ulteriore supporto. QualityCare è in continua evoluzione: sono appena partiti i video “Myth and facts”, che vanno a spiegare con un professore ideato a cartone animato i fatti e i miti legati alla psoriasi e per il futuro stiamo studiando nuovi servizi”.

E per quanto riguarda il mondo delle app?

“Mypso, che ha già 700 utenti da quando è stata lanciata a dicembre scorso, è paragonabile a un navigatore satellitare per la psoriasi. Una volta scaricata, l’utente deve inserire le sue informazioni e potrà avere un cruscotto sull’andamento della malattia e sulle variazioni del suo stato di benessere in funzione di quello che fa. Tiene conto della terapia, della dieta, del sonno, e posso condividerle con il mio medico curante che ha così la possibilità di vedere tutto, e adattare la terapia o dare consigli utili. L’applicazione legata la portale www.amalatuapelle.it, invece, ha lo stesso obbiettivo di Mypso, ma con contenuti diversi: si rivolge all’ambito dei tumori della pelle, soprattutto a quelli non melanoma, dove la disinformazione la fa da padrona. Gli italiani sottostimano i rischi di una scorretta esposizione solare, come anche la necessità di eseguire dei checkup dermatologici. Per non parlare della cheratosi attinica, una malattia praticamente sconosciuta. Lo scopo della app è allora quello di spingere le persone a guardarsi la pelle con più consapevolezza e di fare un check-up dermatologico, che consente di prevenire gran parte dei tumori.

Cosa riserva il futuro digitale di LEO Pharma?

“All’inizio del 2015 abbiamo acquisito una società olandese, Skinvision, che sviluppa tecnologie diagnostiche per la dermatologia, tool diagnostici di facile utilizzo che possono consentire ai pazienti e dermatologi di evidenziare problemi di tipo cutaneo. La loro app è la prima che è in grado, sulla base di una fotografia scattata con lo smartphone, di analizzare il neo o una lesione cutanea fornendo una responso preliminare e comunicando il sospetto di un melanoma, una cheratosi attinica o altro. Sulla base dell’analisi il programma ti invita ad andare dal dermatologo. E, viceversa, avvisa il dermatologo che il paziente ha bisogno di una visita urgente. Tutto ciò si può riassumere con: il check-up con uno smartphone”.