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Sanità digitale: l’innovazione avanza, ma ancora lentamente

La cartella clinica elettronica è la principale voce di investimento del 2015, ma è ridotta la spesa per la telemedicina. Cresce la conoscenza del fascicolo sanitario elettronico, e oltre metà dei medici di medicina generale usa WhatsApp per comunicare con i pazienti

Gli investimenti per la digitalizzazione della Sanità italiana nello scorso anno si attestano a 1,34 miliardi di euro, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante, mostrando una stabilità rispetto al 2014 (1,37 miliardi di euro). In particolare, 930 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie, 320 milioni dalle Regioni, 70 milioni dai 47mila medici di medicina generale e 18 milioni direttamente dal Ministero della Salute. Se da un lato appare positiva la conferma del budget 2014, dall’altro però non si vede l’atteso recupero verso livelli di investimento confrontabili a quelli degli altri Paesi europei. Questi sono solo alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net), presentati recentemente a Milano durante il convegno “Sanità digitale: non più miraggio, non ancora realtà”.

Il principale ambito di investimento delle aziende sanitarie è la Cartella Clinica Elettronica ma appaiono rilevanti per le direzioni strategiche anche i sistemi di gestione documentale e i servizi digitali al cittadino. Nel 2015 è stato dematerializzato il 40% dei referti e il 9% delle cartelle cliniche. Il 16% dei referti è stato consegnato online al cittadino mentre le prenotazioni e i pagamenti effettuati via web sono, rispettivamente, il 12% e l’8% del totale. Segnali positivi arrivano anche dai cittadini, che hanno incrementato l’utilizzo di servizi sanitari online rispetto a quanto rilevato lo scorso anno. Raddoppia la quota di quelli che hanno sentito parlare del fascicolo sanitario elettronico (32%), anche se solo il 5% lo ha realmente già utilizzato, considerando che al momento solo sei Regioni italiane hanno un Fse già attivo e operativo. Secondo Federfarma, il 72% delle ricette mediche è dematerializzato, in forte aumento rispetto al 26% di dicembre 2014. Inoltre sempre più medici di medicina generale comunicano con i pazienti attraverso strumenti digitali e oggi nel 53% dei casi utilizzano WhatsApp per scambiare dati, immagini e informazioni.

“I primi risultati della ‘Strategia per la crescita digitale 2014-2020’ mostrano come la Sanità digitale in Italia non sia più un miraggio, ma un piano perseguibile che dà frutti concreti”, afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità. “Tuttavia, la velocità di attuazione è ancora modesta e disomogenea, inadeguata rispetto alla portata e all’urgenza delle sfide in gioco. È necessario attuare la Sanità Digitale con una governance partecipata e responsabile ai diversi livelli: è auspicabile un ruolo centrale del Ministero e dell’Agenzia per l’Italia Digitale per fornire standard e linee guida secondo le scadenze temporali. Servono politiche regionali coerenti tra loro, in grado di guidare e supportare gli attori del sistema, fornendo competenze e servizi condivisi e premiando i comportamenti virtuosi. E sono necessari progetti coraggiosi di aziende sanitarie e operatori, superando la logica delle sperimentazioni”.