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Charlie, un robot amico dei bambini con il diabete

Chiacchierando e giocando con i piccoli pazienti, li aiuterà a imparare tutto quello che c’è da sapere sulla loro malattia. A realizzarlo, il progetto Pal, una collaborazione internazionale a cui partecipa anche il San Raffaele di Milano

Fin dalla diagnosi ricevuta più di un anno fa, Cheeky Ruben, un bambino olandese di sette anni, ha dovuto imparare che è necessario controllare il livello di glucosio nel sangue per gestire al meglio il suo diabete, una malattia che lo accompagnerà per tutta la vita. Ora ad aiutarlo a misurare questi parametri per lui vitali c’è un amico speciale: Charlie, un piccolo robot rosso e bianco, dotato di braccia e gambe, con grandi occhi rotondi e altoparlanti travestiti da orecchie, da cui esce la sua voce meccanica.

Charlie è il risultato del progetto Pal (Personal Assistant for healthy Lifestyle), che vede coinvolti medici e ricercatori di Italia (rappresentata dalla Fondazione Centro San Raffaele), Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, per offrire un nuovo supporto ai bambini affetti dal diabete di tipo 1. In questa forma di diabete infatti il pancreas non è più in grado di produrre l’insulina, un ormone che svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale livello di glicemia. Per adesso l’unico modo per controllare la malattia è costituito dall’assunzione regolare di insulina tramite iniezioni o microinfusore, una routine giornaliera non facile da seguire per un bambino.

Ed è qui che entra in gioco Charlie: chiacchierando e giocando con questo piccolo robot, i piccoli pazienti imparano infatti tutto quello che c’è da sapere sul diabete, e come gestirlo correttamente. E lo fanno divertendosi. “Charlie è carino, fa domande su di me”, racconta ad esempio Sofiye Boyuksimsek, una bambina olandese che ha partecipato al progetto Pal. “Mi piace giocare con lui, mi sta aiutando ad imparare cose nuove sul diabete”.

Il progetto inoltre non prevede solamente lo sviluppo di un robot sociale, ma anche diversi strumenti complementari: il suo avatar per dispositivi mobili e una serie di app che aiuteranno a ottenere informazioni e consigli utili per i bambini e i loro familiari. I primi test sono stati avviati lo scorso aprile nei Paesi Bassi, dopodiché la sperimentazione è partita anche in Italia, all’Ospedale San Raffaele di Milano. I bambini hanno interagito con il robot nel corso di due visite in ospedale, a distanza di quattro settimane l’una dall’altra. Una volta a casa, i piccoli pazienti potevano continuare a interagire con Charlie usando un tablet su cui era presente l’avatar del robot.

Come spiega Mark Neerincx, ricercatore della Delft University of Technology che è partner del progetto, questo mira a sviluppare “un nuovo tipo specifico di figura che aiuterà i bambini ad affrontare la malattia, a imparare in cosa consiste e, ad esempio, quali sono gli effetti dell’esercizio fisico e del cibo”. Ma per i ricercatori Charlie può fornire anche un supporto emotivo a questi bambini, stimolandoli a esprimere i propri sentimenti anche quando sono spiacevoli. Il robot, insomma, potrebbe diventare una sorta di amico al quale raccontare le proprie esperienze.

Gli scienziati adesso stanno compiendo ulteriori studi per valutare meglio le esigenze di bambini e genitori, oltre a migliorare la voce di Nao e rendere le sue interazioni più colloquiali. Perché come afferma Olivier Blanson Henkemans, ricercatore della Netherlands Organization for Applied Scientific Research, altra partner del progetto, “non è solo una questione di imparare cose nuove sul diabete. Un po’ di chiacchiere con il robot possono essere altrettanto preziose”.