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L’app che vorrei

Sul fronte della salute gli italiani hanno grandi aspettative nei confronti della tecnologia. Gilead premia 7 progetti per la realizzazione di strumenti digitali di prevenzione, monitoraggio e comunicazione

Il 70 per cento degli italiani ha fiducia nel miglioramento che la tecnologia può portare nel campo della medicina e della qualità di vita dei pazienti. Interrogati da Gfk Eurisko su quali siano i campi dove maggiore sarà in futuro l’impatto della tecnologia rispetto a quello che è successo in passato, gli intervistati mettono in prima posizione proprio salute e ambiente. Se fino a oggi la rivoluzione digitale ha interessato soprattutto il mondo delle telecomunicazioni e dell’elettronica di consumo, in futuro servirà a migliorare la qualità di vita dei pazienti – pensa il due terzi del campione – e a rendere più efficace e proficua la comunicazione con il proprio medico. Una convinzione che aumenta fra coloro che hanno avuto esperienza di malattia.

Fra le aspettative degli italiani quella di avere dei farmaci più tollerabili e più efficaci, strumenti di diagnosi più accurati e la possibilità per gli specialisti di scambiarsi opinioni e consigli, avere dei consulti online o ricevere informazioni attraverso i social network, e ancora poter eseguire alcuni esami da casa e poi inviarne i risultati via mail al proprio medico, via mail ancora prendere gli appuntamenti o ricevere le ricette mediche. E poi avere a disposizione dei device per gestire le emergenze. “E’ interessante notare come gli intervistati abbiano a cuore non solo l’impatto che la tecnologia potrà avere sullo sviluppo di nuove terapie, ma anche sulla qualità di vita”, ha sottolineato Isa Cecchini, Head of Gfk Eurisko, presentando i dati durante la cerimonia di premiazione dei tre bandi indetti da Gilead per incentivare la ricerca e l’azione delle associazioni di pazienti. “Le aspettative degli italiani, quindi, ben si sposano con l’obiettivo di questi finanziamenti, mettere al centro dell’innovazione il paziente”.

Le tre iniziative – Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program – promuovono progetti innovativi nel campo della ricerca scientifica, delle comunità di pazienti e delle tecnologie digitali che migliorino, nel medio-breve termine, qualità di vita e assistenza terapeutica dei pazienti affetti da Hiv, epatiti, infezioni fungine invasive e patologie oncoematologiche. I premiati quest’anno sono stati 58 per un totale di oltre 1,4 milioni di euro destinati al lavoro dei prossimi 18 mesi.

Tra questi, per la prima volta, ci sono anche 7 progetti finanziati nell’ambito del Digital Health Program: strumenti per monitorare l’efficacia della terapie e la loro accessibilità, la vita dei pazienti sul lungo periodo, per informare e prevenire le infezioni e per dare consigli ai cittadini. “Abbiamo scelto progetti originali e innovativi ma che potessero garantire una reale efficacia in termini di risultati”, ha sottolineato Eugenio Santoro, membro della giuria che ha selezionato i progetti e ricercatore del Laboratorio di Informatica dell’Istituto Mario Negri di Milano. “Uno dei problemi che abbiamo è infatti quello della valutazione di efficacia delle app: se è vero che il 20-30 per cento dei cittadini le usa è altrettanto vero che non di tutte è provata l’efficacia con metodo scientifico e rigoroso. Nell’assegnare i premi, quindi, abbiamo considerato come verranno misurati i risultati dei servizi e degli strumenti che verranno realizzati”.