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Un decalogo per migliorare l’health literacy

Più i cittadini hanno accesso a informazioni corrette, migliore è il loro stato di salute. Qualche consiglio per non credere alle bufale

Il termine è inglese, come spesso accade, ma il concetto si traduce bene anche in italiano “cultura della salute”. Cioè, quello che le persone sanno sui temi di salute (malattie, terapie, strumenti, servizi), l’insieme di informazioni in base alle quali i pazienti compiono le loro scelte. “Negli Stati Uniti la health literacy è oggetto di studio da almeno 20 anni e tutte le ricerche confermano che minore è la cultura della salute di una persona, peggiore è il suo stato di salute. Insomma, aumentare la giusta informazione dei cittadini porta dei risultati anche in termini di benessere”, ha spiegato Peter Schulz, professore ordinario di Teoria della Comunicazione e Comunicazione Sanitaria, direttore dell’Institute of Communication and Health dell’Unità Svizzera Italiana, in occasione della presentazione del decalogo sulla health literacy, un documento che in 10 punti mette a fuoco quelli che sono i giusti comportamenti che i cittadini dovrebbero avere nei confronti delle informazioni medico-sanitarie.

Per aumentare la cultura della salute dei cittadini la rete rappresenta una grande opportunità, ma allo stesso tempo pone delle sfide, che vanno sapute gestire. Infatti, oltre l’88% degli italiani (il 93,3% tra le donne) consulta il web quando ha bisogno di informazioni sulla salute e il 44% ritiene che rivolgersi a internet sia poco o per nulla rischioso. Il quadro emerge da un sondaggio commissionato da IBSA Foundation for Scientific Research, presentato insieme al decalogo, e mette ben in evidenza come nella consultazione delle informazioni online le persone cadano nelle dinamiche di confermazione tipiche anche della vita offline: spesso, cioè, si va alla ricerca di conferme delle proprie idee piuttosto che di confutazioni.

Incrociando i dati relativi alla frequenza di utilizzo del web nella ricerca di informazioni sulla salute e il grado di fiducia nella rete stessa, emerge che gli intervistati della fascia di età 24-34 anni utilizzano intensamente il web come “supporto” delle loro ricerche ma sono più diffidenti rispetto ai 45-54enni. Diffidenti a priori (usano poco il web e lo percepiscono come fonte “ad alto rischio”) sono invece gli ultra 65enni. Il dato più allarmante è relativo alla bufale in rete e, in particolare, sui Social Network: quasi la metà degli intervistati non sembra preoccuparsene.

Scarsa anche l’attenzione verso le fonti: il 44% si affida per abitudine ai primi risultati della pagina con una differenza rilevante tra i 18-24enni (55% del campione) e gli ultra 65enni (appena 22,7%). “E’ soprattutto quando il cittadino è a caccia di informazioni sulla salute sul web – e l’indagine ci mostra che accade sempre più spesso – che le nozioni di base diventano l’unica “arma” per difendersi da informazioni parziali o scorrette – illustra Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva – ma quando parliamo di Health Literacy non ci riferiamo solo questo: maggiori competenze significa anche un migliore rapporto tra medico e paziente. Un circolo virtuoso che spesso si traduce in una terapia più efficace e, quindi, una salute migliore. E’ una “materia” di cui in Italia si parla ancora poco ma che ha e avrà una rilevanza sempre maggiore”.

Il problema della cultura della salute, quindi, non riguarda solo internet, anche se è sulla rete che il problema si amplifica. Per questo IBSA Foundation ha realizzato lo scorso autunno un workshop con le associazioni sul tema, “perché rappresentano l’anello di congiunzione sempre più prezioso tra il mondo dei medici e le necessità dei pazienti che rappresentano, perché sono motore di pratiche e sinergie virtuose nello scenario sanitario”, ha spiegato Silvia Misiti, direttore di IBSA Foundation.

Ecco i 10 punti del decalogo.

1. Occhio alle fonti: è necessario prestare la massima attenzione all’estensore delle informazioni di cui stiamo usufruendo. Da privilegiare le pagine ufficiali di organizzazioni riconosciute ed affidabili. Le affermazioni che non fanno riferimento a fonti attendibili sono sempre da prendere con il beneficio del dubbio.

2. Forum e blog: scenario del dibattito virtuale, in cui vengono raccontate esperienze personali – sono fonti particolarmente insidiose perché suscitano empatia ma non è detto abbiano affidabilità scientifica.

3. Controlliamo le date: La tempistica della diffusione di informazioni è cruciale per la sua efficacia: è buona norma controllare la data di pubblicazione (dovrebbe essere sempre presente) dei contenuti che stiamo consultando. Anche informazioni su terapie o allarmi, corrette al momento della pubblicazioni alcuni anni fa, potrebbero non essere più attuali.

4. Non cerchiamo solo conferme: Attenzione al funzionamento dei motori di ricerca e… della nostra mente! Se ricerchiamo determinate parole ci verranno restituite pagine che le contengono, orientando i risultati ed influenzandoci. Da non sottovalutare il meccanismo di funzionamento di motori di ricerca e social network: il web ci propone, in prima battuta, informazioni che ricalcano le nostre ricerche precedenti.

5. Attenzione a cosa percepiamo di quanto leggiamo: Bisogna tenere presente che tendiamo a prestare maggiore attenzione e a riporre maggior fiducia nelle informazioni in linea con quanto già sappiamo o crediamo. Un altro meccanismo psicologico da considerare è l’effetto della paura nella percezione delle informazioni: quando cerchiamo sul web dei sintomi (veri o presunti) siamo propensi a dare maggiore credito a informazioni “negative” suggestionati dai nostri timori rispetto ad una malattia.

6. Non vergogniamoci di chiedere: Nella comunicazione con il medico è importante chiedere di non parlare rapidamente o con termini troppo tecnici. E nel caso in cui alcune informazioni non dovessero essere chiare, è sempre possibile chiedere al medico di ripetere una seconda volta, eventualmente concentrandosi su uno o due punti chiave.

7. Non andiamo da soli dal medico: Farci accompagnare da qualcuno nelle visite più importanti può aiutare a migliorare la comprensione di quanto detto dal medico e a comprendere correttamente le azioni che dobbiamo intraprendere. Diminuisce la soggezione psicologica.

8. Ripetiamo quello che abbiamo capito: prima di congedarci dal medico può essere utile ripetere quello che si è capito rispetto alla patologia e al percorso di cura ipotizzato. Avremo la conferma di aver ben capito, fisseremo meglio nella memoria quanto appreso e saremo più attenti nel seguire le indicazioni.

9. Capire a cosa servono i farmaci che si prendono aiuta a seguire le indicazioni del medico rispetto alla loro assunzione. Se necessario, fare domande al medico sui rischi e benefici delle indicazioni ricevute finché non si comprendono bene le risposte.

10. La medicina personalizzata: le informazioni aiutano a prendere decisioni in maniera consapevole ma diffidiamo da quei siti che ci dicono come curarci e privilegiamo quelli che ci dicono in base a quali criteri devono essere assunte le decisioni mediche. L’informazione disponibile sul web non potrà mai essere pensata per il singolo paziente che deve sempre confrontarsi con un professionista da cui ricevere le informazioni e le cure adatte alla sua condizione.

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