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Diabete, la tecnologia aiuta a tenere la glicemia sotto controllo

I device che aiutano i pazienti a monitorare i livelli di zuccheri nel sangue aiutano a ridurre i tempi in ipo e iperglicemia

Pensare meno alla malattia ma meglio. Il filo conduttore al congresso Adavanced Technologies and Treatment for Diabetes (ATTD), che si è appena chiuso a Parigi, è stato questo: puntare sulla tecnologia, non per delegare la gestione del diabete, ma per alleggerire il peso della malattia sul paziente. Perché se da un lato l’epidemia del diabete non accenna a fermarsi – oggi i malati sono 415 milioni ma nel 2040 saranno oltre 640 – dall’altro anche l’innovazione procede a vele spiegate, fornendo soluzioni sempre più personalizzate, sempre più integrate. E che, soprattutto, funzionano, aiutando il paziente a raggiungere lo scopo della terapia: mantenere i livelli della glicemia all’interno di un range definito, riducendo le complicazioni derivanti da iperglicemia e ipoglicemia. Come? Per esempio aumentando la frequenza con cui si monitorano i livelli di zuccheri nel sangue.

Quando le persone, infatti, misurano più spesso i valori di glucosio nel sangue – e parliamo soprattutto di pazienti con diabete di tipo 1 – riescono a controllare meglio la glicemia. Lo dimostrano i dati. Uno studio presentato a Parigi e condotto su 50 mila utilizzatori in Europa del sistema FreeStyle Libre, in real world, mostra che quando le persone effettuano più controlli della glicemia i tempi in iper e ipoglicemia si riducono, e migliorano i livelli medi di glucosio. FeeeStyle è un sensore circolare che si applica come un cerotto sul braccio, dove grazie a un piccolo filamento sottopelle viene misurato il livello di glucosio nel sangue. I dati sono trasmessi a un device che legge i valori di glicemia semplicemente con una scansione sopra il cerotto, in meno di un secondo. Gli utenti di FreeStyle avevano effettuato 16,3 scansioni al giorno, cinque volte tanto rispetto alla media degli utenti che usano metodi di monitoraggio tradizionali – quali la puntura del dito – e persino il doppio rispetto a quanto suggerito dalle linee guida statunitensi ed europee (che raccomandano da quattro a otto test al giorno). Questo perché per un paziente diabetico non è sempre facile, né indolore, misurare i livelli di zuccheri nel sangue.

A rivoluzionare la vita dei pazienti, sollevandoli dall’imbarazzo e dall’impegno dei controlli continui della glicemia, arriverà nei prossimi mesi il sistema di monitoraggio in continuo impiantabile Eversense Senseonics. Si tratta del primo dispositivo con un sensore impiantabile che dura fino a 90 giorni, e in futuro la durata potrebbe essere estesa fino a 180 giorni. Fulcro del sistema è un piccolo sensore (grande quanto una pillola) che viene inserito, in ambulatorio, sottopelle per la misurazione continua del glucosio. I dati sulla glicemia vengono trasferiti a un trasmettitore che si applica con un cerotto sopra il sensore stesso e di qui allo smartphone. Il sistema, grazie agli algoritmi predittivi, è in grado di avvertire il paziente di possibili episodi di ipo e iperglicemia, anche tramite vibrazioni sul corpo, senza bisogno di controllare continuamente lo smartphone. I primi sensori verranno applicati in Italia nei prossimi mesi.