News Ticker

Dai big data l’analisi del rischio scompenso per i diabetici

L’analisi dei dati relativi a oltre 30 milioni di persone assistite dal Sistema Sanitario Nazionale, raccolte nel più grande database al mondo, ha consentito di valutare il rischio di sviluppare scompenso cardiaco nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 in trattamento con diversi tipi di farmaci ipoglicemizzanti orali. I risultati di questa analisi, pubblicati sull’European Heart Journal, dimostrano che la terapia con Dpp-4i, gli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV, è associata a un minor tasso di ospedalizzazione per scompenso cardiaco.

Si tratta di uno dei primi risultati per la farmacovigilanza della sanità digitale made in Italy. E infatti l’articolo porta le firme di esperti del mondo universitario e clinico – come Angelo Avogaro e GianPaolo Fadini (Università di Padova), Giuseppe Rosano (Irccs San Raffaele Roma) – accanto a quelle di Luca Pani, Sergio Pecorelli e Pierluigi Russo dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (Aifa). L’analisi è stata condotta su 127.555 pazienti inclusi nell’OsMed Health-DB Database, un archivio elettronico basato sull’integrazione dei flussi amministrativi di 41 enti, 36 Asl e 5 Regioni, in rappresentanza della totalità delle Regioni italiane.

Il database include un campione di circa 30 milioni di persone assistibili (il 49,2% della popolazione italiana complessiva), distribuite geograficamente in tutta la penisola, con una serie storica dal 2009 in aggiornamento semestrale. I pazienti diabetici di tipo 2 inclusi nello studio erano in trattamento con ipoglicemizzanti orali, di cui il 72,5% con sulfoniluree, il 14,3% con DPP-4i e il restante 13,2% con tiazolidinedioni (pioglitazone nel 98.2% dei casi). I tre gruppi in analisi presentavano differenze per età, sesso, indice di Charlson (comorbilità), uso di farmaci concomitanti ed eventi cardiovascolari precedenti. Il 70,7% dei pazienti inclusi risultava contemporaneamente trattato con metformina. Il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, valutato in un periodo di osservazione compreso tra un minimo di 6 mesi e un massimo di 4 anni (valore medio 2,6 anni), è risultato inferiore nel gruppo in trattamento con Dpp-4i rispetto al gruppo in trattamento con sulfaniluree.