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Un progetto pilota per lo screening online della dislessia

"Dislessia online" partirà a breve e permetterà a genitori, insegnanti e pediatri di valutare il reale rischio di dislessia nei bambini dalla prima elementare fino all'ultima superiore. Il progetto è stato presentato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

“Dislessia online” è un progetto che ha lo scopo di aiutare i genitori, insegnanti e pediatri a verificare l’eventuale rischio di dislessia dei bambini direttamente su tablet e pc, evitando così viaggi inutili e i lunghi tempi di attesa per fare le visite specialistiche. Presentato durante la “Conferenza di telemedicina in età pediatrica” presso l’Ospedale Pediatrico Bambino di Roma, il progetto pilota partirà a breve e durerà circa 18 mesi, “il tempo necessario per creare il protocollo, il software e la strumentazione tecnologica, decidere le prove, e per cominciare a sperimentarlo”, spiega Deny Menghini, psicologa presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

“Il software servirà per fare un semplice screening e non fornirà, quindi, una vera diagnosi. Non sostituisce i test standardizzati a cui di solito viene sottoposto il bambino nei centri specialistici”, va avanti Menghini. “Per prima cosa dobbiamo tarare le prove di screening per fascia di età, attraverso un pilota, ovvero proporlo ai bambini di età differenti per avere dei criteri di riferimento, come per esempio il tempo impiegato per leggere un testo e quanti errori vengono fatti in media”. Una volta decise le prove e i criteri, all’adulto verrà proposto di guidare il bambino durante lo screening.

Dopo averlo scaricato su tablet e pc -ma non su smartphone per via dello schermo troppo piccolo- l’adulto riceverà le informazioni utili sul funzionamento del software e seguirà il bambino durante l’attività di screening, ovvero in prove di lettura di parole e brani. Finito lo screening, che dura dieci minuti circa, il software darà un risultato: “adeguato”, “rischio” e “alto rischio”.

Nel caso in cui risulti ad “alto rischio”, ai genitori verrà consigliato di accompagnare il bambino in un centro di riferimento per verificare l’eventuale disturbo di lettura con test standardizzati. Se invece il bambino rientrerà nella fascia di “rischio”, il software consiglia di seguire un training di 20 minuti al giorno per circa due mesi, che consiste in diverse attività che possano migliorare la correttezza o la velocità di lettura.

Una volta terminato il training si dovrà eseguire nuovamente la prova di screening iniziale con prove diverse, ma comunque paragonabili. Nel caso in cui il bambino risulti “adeguato” il protocollo finisce, ma se invece il responso è nuovamente a “rischio” o “molto a rischio” alla famiglia verrà consigliato di rivolgersi presso un centro specialistico.

“Nei nostri centri arrivano bambini anche con lievissime difficoltà, e non con reali problemi di dislessia. Il risultato è che si creano lunghe liste di attesa e che chi ha realmente bisogno di una valutazione non riesce a usufruire del servizio e si deve rivolgere ai privati o aspettare molto tempo”, ha concluso Menghini. Il progetto, il cui sviluppo iniziale è finanziato da Telecom Italia, dovrebbe proprio servire a indirizzare ai centri solo chi ne abbia realmente bisogno.