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Sanità: l’innovazione entra negli ospedali

La tecnologia è ormai di casa, anche negli ospedali italiani. Informatica, automazione, robot stanno rivoluzionando la sanità e le strutture ospedaliere più all’avanguardia: a partire dalla cartella sanitaria elettronica, passando per i diversi software gestionali che migliorano il lavoro degli operatori e la comunicazione con i pazienti, fino ad arrivare all’uso di robot e strumentazioni sempre più sofisticati. Facciamo qualche esempio.

All’Ospedale Galeazzi di Milano, il primo in Lombardia per numero di ricoveri ortopedici, soprattutto per l’impianto di protesi d’anca e di ginocchio, le tendinopatie inserzionali, ovvero le infiammazioni nell’inserzione del tendine nell’osso, si curano con onde d’urto extracorporee, ultrasuoni ad alta energia che colpiscono i tessuti infiammati. Il dispositivo per le onde d’urto, che si è dimostrato efficace per l’80-90% dei casi, è costituito da un braccio meccanico, tipo un robot, che termina con un pallone rivestito di liquido che si appoggia sulla parte del corpo infiammata. Da qui partono le onde che generano una perturbazione all’interno della struttura infiammata, spingendola a reagire e riattivando una serie di processi biologici per riossigenarsi e recuperare la resistenza alle stimolazioni.

Hal, invece, è il robot utilizzato nelle sale operatorie del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Il robot, che prende il nome dal famoso computer di “2001 Odissea nello spazio”, viene usato per le patologie urologiche, e garantisce una degenza, un recupero e un ritorno alla vita normale molto più veloce rispetto alle tecniche tradizionali. Grazie ad Hal, infatti, la permanenza in ospedale è passata da otto a circa quattro giorni e permette di effettuare circa 200 operazioni all’anno. I vantaggi, in questo caso, non riguardano solo i pazienti, ma anche gli stessi medici, che ottengono più precisione, meno invasività, meno versamento di sangue, immagini ingrandite e in 3D.

All’avanguardia è anche l’Ospedale Pietro Cosma di Camposampietro, Padova, con il suo robot Da Vinci. Il macchinario consente interventi meno invasivi, operazioni non praticabili con tecniche tradizionali e ricoveri più brevi. Proprio il mese scorso, infatti, ha operato un paziente con una neoplasia al colon retto che è stato dimesso solo dopo 4 giorni. Questo robot non sostituisce il chirurgo, ma anzi ne diventa l’estensione: è dotato di quattro bracci sottilissimi all’estremità, quasi aghi, su cui sono montati strumenti per tagliare, cauterizzare e suturare. Il chirurgo lo comanda da una console, spesso fuori dalla sala operatoria. Una microcamera su un endoscopio gli restituisce su uno schermo immagini 3D e ingrandite degli organi interni del paziente. Il chirurgo può controllare con naturalezza i minuscoli aghi, che eseguono movimenti controllati al millimetro impossibili per delle mani vere. E per entrare nel corpo del paziente bastano minuscoli fori, anziché tagli con il bisturi, segnando un passo fondamentale nella chirurgia mininvasiva.

Articolo scritto in collaborazione con Afea Sanità

Foto: Il Resto del Carlino/Ospedale Sant’Orsola