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Social media: così possiamo prevedere i boom epidemici

Analizzare i trend di Twitter e Google può permettere di identificare le zone in cui l’ostilità per i vaccini è in forte crescita, captando in anticipo segnali d’allerta di imminenti epidemie. Lo studio su Pnas

Non solo selfie, pubblicità o indagini di mercato. Oggigiorno, in più, i social media possono rappresentare validi strumenti al servizio della salute pubblica. È quanto sostiene uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), che ha analizzato i trend di Twitter e Google precedenti all’epidemia di morbillo scoppiata in California nel 2014. Dimostrando che, con l’aiuto di opportuni mezzi di machine learning, i social media possono fornire preziose informazioni sul sentimento di una popolazione rispetto ai vaccini. Secondo i ricercatori, si tratta di una grande opportunità: monitorare queste piattaforme virtuali potrebbe permetterci di captare segnali di allarme precoci, e prevedere in anticipo lo scoppio di possibili focolai epidemici.

L’Università di Waterloo ha collaborato con il Dartmouth College di Hanover per esaminare la vicenda californiana risalente al dicembre 2014, che portò, nell’arco di appena 40 giorni, a un conteggio drammatico: 125 casi di morbillo tra neonati e bambini, tutti ricondotti alla visita del parco divertimenti Disneyland di Anaheim. Alla base dell’epidemia, come dimostrarono le verifiche, una preponderante astensione dalle vaccinazioni – dovuta alla negligenza o alle posizioni no-vax dei genitori. I ricercatori hanno geocodificato i tweet e le ricerche Google contenenti i termini “morbillo”, “rosolia”, “orecchioni” e “vaccini” – inerenti al vaccino trivalente Mmr (measles, mumps and rubella) ‒ prima, durante e dopo l’epidemia, a partire dal 2011. Con il supporto di appositi algoritmi di machine learning, poi, i tweet sono stati classificati in base al “sentimento” provato dall’utente, in pro e no-vax.

Catalogati tutti i tweet, ad emergere è stata una tendenza netta: avvicinandosi al dicembre 2014, il sentimento pro-vax tendeva via via a scemare, crollando proprio in corrispondenza del boom epidemico. Subito dopo, tuttavia, l’inerzia si invertiva, con un progressivo aumento della propensione a vaccinarsi – e a vaccinare i propri figli. A confermare queste tendenze digitali, i dati raccolti tra il 2011 e il 2014 in California confermano un calo della copertura, per quanto riguarda il vaccino Mmr, al 70-90% (e in alcune scuole di Los Angeles persino inferiore). In risposta a questo crollo, la legislatura californiana iniziò a muoversi per disincentivare le esenzioni vaccinali; tuttavia, coerentemente alle informazioni virtuali emerse oggi, dopo la vicenda di Anaheim la copertura tornò ad aumentare autonomamente.

Secondo i ricercatori, queste oscillazioni rispecchiano l’andamento di un sistema adattivo complesso, in cui il sentimento per le vaccinazioni e la trasmissione della malattia si influenzano reciprocamente: “Questi cambiamenti nel comportamento della popolazione prima e dopo l’epidemia sono coerenti con una dinamica specifica – dice Demetri Pananos, primo autore dello studio ‒ in cui la scelta di vaccinarsi e il dilagare della malattia si influenzano a vicenda all’interno di un circuito chiuso non lineare. In un sistema adattivo complesso – continua ‒ ad anticipare una possibile transizione (il boom epidemico) è un rilassamento critico caratterizzato da una sempre minore capacità di reagire alle perturbazioni”. È proprio in questo “rilassamento critico” – rappresentato in questo caso dal calo del sentimento pro-vax – che vanno ricercati i campanelli d’allarme premonitori di un vicino focolaio epidemico.

E qui entrano in gioco i social media, imponenti raccoglitori di informazione. Sviluppare nuovi strumenti di analisi dei social, infatti, potrebbe essere una valida strategia per identificare i sottogruppi più ostili alle vaccinazioni. E poiché le avvisaglie di un boom epidemico sono rintracciabili già diverso tempo prima dell’evento, come dimostrato dai ricercatori dell’Università di Waterloo e del Dartmouth College, le opportunità di muoversi in anticipo esistono. La nuova sfida sarà allora quella di sviluppare tool appositi ed efficienti, per prevenire i danni causati da una paura per i vaccini tutt’oggi reale e diffusa.