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Terapie digitali, per curare l’Adhd si gioca con il tablet

L'azienda Akili Interactive ha annunciato i primi sorprendenti risultati del proprio videogioco terapeutico, AKL-T01, testato su centinaia di giovani con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

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Da problema a inatteso rimedio. I videogiochi, per i più giovani spesso fonte di ozio e distrazione, si stanno rapidamente evolvendo a veri e propri strumenti terapeutici. E, ironia della sorte, nuove prove del loro potenziale clinico riguardano proprio l’Adhd, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività: Akili Interactive, azienda statunitense specializzata nello sviluppo di trattamenti digitali innovativi, ha da poco annunciato i primi successi del suo videogioco terapeutico, AKL-T01, destinato, appunto, ai bambini con Adhd. Lo strumento sembra riuscire a coinvolgere i giovani pazienti in un’esperienza immersiva e personalizzata, dando esiti clinici fino ad oggi insperati. I risultati anticipati da Akili, che prima di trovare spazio sulle riviste del settore dovranno comunque essere discussi e approfonditi, potrebbero segnare un passo decisivo nella storia della medicina digitale.

Lo studio pilota Stars-Adhd ha reclutato 348 bambini e adolescenti con diagnosi di Adhd, a cui sono stati assegnati in modo casuale il trattamento con AKL-T01 o, in alternativa, l’utilizzo di un apposito videogioco usato come controllo, entrambi su tablet. Dopo quattro settimane i ricercatori hanno confrontato gli effetti dei due programmi sui deficit dell’attenzione nei pazienti. Per riuscirci, hanno calcolato i valori di uno specifico indice di valutazione ‒ l’Attention Performance Index, che tiene conto di fattori quali impulsività, rapidità e costanza del gamer/paziente ‒ da cui è emersa la superiore efficacia di AKL-T01 nell’attenuare i sintomi della patologia. Superiorità che, dicono i ricercatori, è risultata “statisticamente significativa”, ovvero non dovuta a fattori casuali bensì a un reale merito dello strumento.

“Al gruppo di controllo che non ha giocato con AKL-T01 è spettato comunque un analogo videogioco ‒ spiega Scott Kollins, professore di psichiatria alla Duke University School of Medicine di Durham, a capo dello studio ‒ Questo ci spinge a credere che i risultati ottenuti da AKL-T01 siano dovuti a una componente terapeutica attiva, e non alla semplice esperienza videoludica”. Il funzionamento della terapia digitale, realizzata dall’Università della California di San Francisco, si basa infatti su algoritmi adattivi che forniscono stimoli auto-regolati a seconda delle risposte del gamer, così da garantire un’esperienza coinvolgente e altamente personalizzata. AKili spiega poi che questi stimoli visivi, sonori e narrativi “sono captati dai sistemi neuronali localizzati nella corteccia prefrontale, in gran parte responsabili del controllo cognitivo e molto spesso deficitari nei giovani con Adhd”.

Ad oggi le cause dell’Adhd non sono ancora del tutto chiare. Le prove raccolte suggeriscono una commistione tra fattori genetici e ambientali, responsabili delle manifestazioni tipiche: disattenzione predominante, attività motoria eccessiva, impulsività fisica e verbale, disturbi nel comportamento. Proprio per la complessa natura della malattia, la diagnosi e la scelta del trattamento – ad opera del pediatra e dello psichiatra infantile, a meno di episodi nell’adulto, più rari ‒ sono particolarmente delicate. All’uso di farmaci psicostimolanti per la disattenzione (metilfenidato, amfetamine) si affianca in genere una terapia educativa e comportamentale che coinvolge anche i familiari e gli insegnanti scolastici del paziente, per il miglioramento della condotta e delle abilità sociali.

In Italia, i primi interventi raccomandati dalle linee guida cliniche per il trattamento dell’Adhd sono quelli psico-sociali, mentre la terapia farmacologica è prevista in un secondo momento – soltanto per bambini che hanno superato l’età pre-scolare, e non in tutti i casi. La prescrizione di farmaci, inoltre, deve avvenire mediante compilazione di un piano terapeutico ad hoc da parte degli specialisti dei centri accreditati dall’Istituto Superiore di Sanità. Un percorso tortuoso, dunque, che trova ragione in una patologia subdola quanto complessa, diffusa soprattutto tra i giovanissimi.

Stando ai risultati annunciati da Akili, gli strumenti digitali potrebbero presto fornire una nuova soluzione terapeutica per l’Adhd. “Il nostro studio rappresenta la più ampia e rigorosa valutazione mai condotta di una medicina digitale – afferma Kollins – Gli oggettivi miglioramenti nell’attenzione osservati suggeriscono, di fatto, come AKL-T01 sia in grado di centrare un deficit dell’Adhd che fino ad oggi i trattamenti convenzionali non sono riusciti a prendere di mira”. Se un software potrà o meno rimpiazzare pillole e psicoterapia, in ogni caso, sarà da appurare attraverso ulteriori ricerche.