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Vi fareste ricordare le pillole da un device?

Sì a smart watch ed altre tecnologie, purché siano familiari e non facciano perdere il contatto col medico, secondo uno studio della Queen Mary University di Londra e dell'Università di Cambridge

App, smartphone o smart watch possono essere un prezioso aiuto nella cura di malattie croniche, per cui è necessario prendere quotidianamente farmaci. Per individuarne vantaggi e potenziali problemi, i ricercatori della Queen Mary University di Londra e dell’Università di Cambridge hanno intervistato due gruppi composti da 6 pazienti over-65 con problemi cardiovascolari cronici. I risultati, pubblicati sul Journal of International Medical Research, mostrano i volontari generalmente ben disposti verso gli aiuti tecnologici, seppure con qualche riserva.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo metà della popolazione segue correttamente la propria terapia, e il mancato rispetto delle prescrizioni è stato associato a circa un decimo di infarti ed ictus.

La tecnologia può venire in aiuto dei pazienti, tenendo traccia delle medicine che hanno preso o ricordando loro di prenderle al momento giusto. Attraverso la condivisione dei dati, inoltre, anche il medico curante e i famigliari possono essere coinvolti nel monitoraggio della terapia, rimanendo facilmente aggiornati.

“Durante i consulti, i medici possono proporre ai pazienti l’uso di tecnologie familiari e facili da usare per assicurare l’aderenza alle prescrizioni”, dice Anna De Simoni della Queen Mary University, a capo dello studio.

I gruppi di discussione hanno individuato la familiarità e facilità d’uso come fattori fondamentali perché la tecnologia sia un aiuto, anziché un peso aggiuntivo. Ad alcuni, i promemoria automatici hanno ricordato il servizio di alcuni ambulatori, che mandano SMS per ricordare ai pazienti i loro appuntamenti. Doversi destreggiare con nuovi apparecchi, invece, sarebbe problematico: “Se non si ricordano di prendere le pillole non si ricorderanno di caricare lo smartphone” ha detto uno dei pazienti.

Gli smart watch potrebbero essere un’ottima soluzione, perché presentano tecnologie avanzate sotto forma di un orologio da polso, che tutti conoscono e sono abituati ad usare.

I pazienti hanno espresso anche diverse preoccupazioni. Alcuni non vogliono diventare dipendenti da un apparecchio che potrebbe rompersi, o che questo diventi una cosa in più di cui ricordarsi. Altri sono preoccupati della privacy e della sicurezza dei propri dati.

Alcuni, infine, sono preoccupati che il monitoraggio a distanza finisca per sostituire le visite e il contatto personale con il proprio medico curante.

Secondo i ricercatori è quindi fondamentale che i medici coinvolgano i pazienti, discutendo questi timori al momento di decidere l’impiego della tecnologia per controllare la terapia.