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Cancro al seno, i racconti corrono su Twitter

Per le donne che soffrono di cancro al seno, i social network stanno diventando uno spazio di condivisione sempre più importante e utilizzato. Lo svela uno studio presentato all’Esmo di Monaco

Cancro al seno su Twitter Credits: Photo by rawpixel on Unsplash
Cancro al seno su Twitter
Credits: Photo by rawpixel on Unsplash

Sempre più donne che soffrono o hanno sofferto di cancro al seno usano i social network – e in particolare Twitter – per raccontare la propria esperienza, condividere problemi, difficoltà e vittorie e confrontarsi con altre pazienti. A svelarlo è uno studio condotto da un’équipe di scienziati della Clinica Universidad de Navarra di Pamplona, in Spagna, che sarà presentato sul palco dell’Esmo 2018, il più importante convegno europeo sull’oncologia in programma a Monaco di Baviera, in Germania.

“Molte delle pazienti che incontriamo ogni giorno”, racconta Rodrigo Sanchez-Bayona, primo autore del lavoro, “usano i social media per cercare informazioni sulla propria malattia, ragion per cui, da medici, siamo molto interessati a capire che tipo di contenuti trovano. Allo stesso tempo, il materiale che le pazienti condividono su Twitter rappresenta un database molto prezioso, che possiamo usare per valutare abitudini e stili di vita dei malati oncologici”. Nella loro analisi, gli scienziati hanno raccolto e classificato per contenuto, scopo e tenore (e altri parametri) circa seimila tweet, pubblicati in sette anni, con l’hashtag #BreastCancer. I cinguettii, inoltre, sono stati raggruppati in quattro sottocategorie (diagnosi, trattamento, prognosi e prevenzione).

“Questo studio”, spiega ancora Sanchez-Bayona, “è parte di un grande progetto multidisciplinare che ha per obiettivo l’analisi delle discussioni mediche sui social media. Già nel 2014 avevamo scoperto che il cancro era la patologia più menzionata su Twitter: abbiamo scelto di concentrarci sul cancro al seno perché è uno dei tre tumori più diffusi al mondo e perché è la principale causa di morte oncologica tra le donne”. Analizzando i tweet, gli scienziati hanno osservato che solo uno su tre era a tema strettamente medico, e che (fortunatamente) le informazioni contenute in questo gruppo erano quasi sempre corrette: “Il 90% dei contenuti medici è risultato essere appropriato, anche perché si trattava, nella maggior parte dei casi, di retweet di post pubblicati da istituzioni mediche o enti pubblici”. E ancora: i tweet più frequenti sono risultati essere quelli in cui le donne raccontano la propria esperienza, seguiti da quelli relativi a temi di advocacy. La maggior parte dei tweet (il 44,5%, per la precisione), inoltre, era relativo al tema della prevenzione.

C’è dell’altro: tra i tweet non strettamente medici, solo il 15% sono stati classificati come “stigmatizzanti” rispetto alla malattia. È una buona notizia, che secondo gli autori conferma l’efficacia delle campagne di consapevolezza: “Le campagne di consapevolezza sul cancro al seno”, prosegue Sanchez-Bayona, “hanno certamente contribuito a diminuire lo stigma associato alla malattia. Per altri tipi di rumore, invece, permane ancora una zona oscura, che vorremmo indagare con gli stessi strumenti di analisi”.