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NeuHeart, un progetto italiano per il cuore bionico

Al via il progetto NeuHeart, di cui è capofila la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: l’obiettivo è di mettere a punto un sistema per controllare elettricamente i cuori trapiantati

NeuHeart (Credits: Unsplash)

Si chiama NeuHeart, ed è un progetto di ricerca appena finanziato con 5 milioni di euro dalla Commissione Europea, all’interno del programma Fet (Future and Emerging Technologies). Un risultato di cui andare particolarmente fieri italiano, dal momento che a capofila dell’iniziativa c’è la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con ben tre istituti di ricerca (Istituto di Biorobotica, Istituto di Scienze della Vita e Istituto Dirpolis). Di cosa si tratta? È presto detto: l’obiettivo del progetto è lo sviluppo di “un nuovo approccio per migliorare la qualità della vita dei pazienti che si sottopongono al trapianto di cuore”, come ha spiegato Silvestro Micera, coordinatore del progetto, mettendo a punto un’interfaccia elettronica tra il sistema nervoso autonomo del ricevente e i nervi salvati dell’organo trapiantato. Una sorta di ponte cardiaco bionico che garantisca, insomma, la comunicazione tra cuore trapiantato e organismo ospite.

NeuHeart, un cuore nuovo “assistito” dall’elettronica

Il trapianto di cuore, al momento, è l’ultima risorsa per un numero crescente di pazienti affetti da insufficienza cardiaca allo stadio terminale: in tutto il mondo si eseguono circa 3500 trapianti ogni anno. A oggi, la procedura chirurgica prevede l’espianto del cuore sano senza specifiche azioni sulle fibre nervose che lo innervano e ne controllano i diversi parametri fisiologici: l’assenza della connessione nervosa tra cuore trapiantato e organismo del ricevente è spesso fonte di complicanze a lungo termine che impattano negativamente sulla qualità della vita.

A tutta bioelettronica

Il progetto NeuHeart si propone, per l’appunto, di superare questa limitazione, studiando in maniera approfondita la fisiologia nervosa del cuore, valutando nuove procedure chirurgiche che “salvino” le fibre nervose durante l’espianto e sviluppando un sistema di interfaccia elettronica tra il sistema nervoso autonomo del ricevente e i nervi salvati dell’organo trapiantato. Un approccio che si inserisce pienamente nel solco della cosiddetta medicina bioelettronica, che sfrutta, per l’appunto, l’integrazione tra tessuti biologici e supporti elettronici. E che nel prossimo futuro avrà certamente ricadute sensibili sulla pratica clinica e sui sistemi di sanità pubblica.