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Tumore al seno: cercasi start-up per migliorare la vita delle pazienti

Nell’ambito del progetto Breast Cancer Innovation Hub, una call per le star-up in grado di tradurre in soluzioni pratiche le esigenze delle pazienti con tumore al seno metastatico

tumore al seno

Una comunicazione con i medici più fluida, una personalizzazione dei servizi e accesso alle cure semplificato e una maggior informazione su tutti gli aspetti della patologia. Solo solo alcune delle esigenze delle pazienti con tumore al seno metastatico. Ed è proprio per questo che nell’ambito del Breast Cancer Innovation Hub, il progetto promosso da Pfizer e H-Farm, in collaborazione con Europa Donna Italia e Incontra Donna, prende il via la ricerca di start-up italiane ed europee in grado di trovare soluzioni concrete per migliorare la vita quotidiana e il benessere psicologico di queste pazienti. Fino al 31 agosto le start-up potranno candidarsi sulla piattaforma F6S, al link: https://www.f6s.com/breastcancerinnovationprogram/apply

La call per le start-up

Sono tre le aree sulle quali dovranno intervenire le start-up: Education (interazione medico-paziente, strumenti digitali per la comunicazione medico-paziente); Workflow simplification (strumenti digitali e tecnologici per semplificare l’attività medica giornaliera) e Patient Support (supporto psicologico, nutrizionale, riabilitativo, gestione della vita quotidiana, assistenza continuativa, strumenti tecnologici di prenotazione visite e controlli). Per individuare le migliori start-up, H-Farm metterà a disposizione del progetto il proprio network di 4,5 milioni di aziende attive in tutto il mondo, costruito in oltre 15 anni di esperienza.

“Le donne con tumore al seno metastatico sentono la necessità di soluzioni innovative perché in queste ultime affidano la speranza di subire una sorte migliore delle amiche che hanno visto morire in questi anni”, spiega Adriana Bonifacino, presidente di Incontra Donna. “Tutte ormai tengono alla qualità della vita perché sanno che una vita prolungata senza qualità pone seri problemi per loro e per i loro cari. La speranza è nella ricerca e c’è consapevolezza dei progressi compiuti in questo senso, ma i margini di miglioramento ci sono e vanno orientati a migliorare sempre di più la quotidianità e il benessere psicologico di queste pazienti con le innovazioni che l’alta tecnologia può mettere a disposizione”.

Le esigenze delle donne con tumore al seno

Solamente nel nostro Paese, sono oltre 37mila le donne affette dal tumore al seno metastatico. Negli ultimi anni, la sopravvivenza di queste pazienti è migliorata anche grazie alla maggiore efficacia delle cure e alla possibilità di accedere ai centri specializzati, le Breast Unit. Tuttavia, questa patologia ha un enorme impatto sulla qualità di vita delle pazienti, ed è per questo necessario trovare soluzioni che semplifichino e migliorino la quotidianità di queste pazienti.

Dall’indagine “I bisogni delle pazienti” svolta con la collaborazione di Europa Donna Italia e Incontra Donna, è emerso che l’85,5% delle donne ritiene necessario instaurare un rapporto di fiducia e contatto diretto con il medico curante per sentirsi meno sole. Oltre il 62% delle pazienti sente il bisogno di una personalizzazione dei servizi con prestazioni complementari alla terapie mediche e il 70% chiede di sapere ed essere più informata sulla malattia e su aspetti collaterali. Infine, una paziente su due ritiene fondamentale un accesso alle cure semplificato così da snellire la burocrazia per prenotazioni e visite.

“Dar voce alle donne con tumore al seno metastatico è l’unico modo per contribuire concretamente a migliorare la loro qualità di vita”, spiega Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia Onlus. “Per anni l’esperienza del tumore al seno è stata descritta come una battaglia che, seppur dura, si può vincere, mentre l’argomento metastasi è rimasto un tabù. Solo da poco tempo si dà spazio alla voce anche di chi questa battaglia non l’ha vinta e che tuttavia convive con il tumore. Vengono così alla luce dati importanti sui bisogni quotidiani di queste pazienti che altrimenti resterebbero sconosciuti e ai quali si può e si deve offrire risposte, per eliminare il più possibile la sofferenza fisica e psicologica di queste donne e dar loro la possibilità di una vita piena affettiva, sociale e professionale”.