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Lockdown, se una app ci chiede: “come stai?”

Un sistema di intelligenza artificiale, nello specifico un software progettato per simulare una conversazione umana (detto chatbot) potrebbe aiutarci a monitorare il nostro umore durante la pandemia e il lockdown. E a capire quando chiedere aiuto

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L’intelligenza artificiale si spinge ancora oltre e oggi, nella pandemia di Covid-19, potrebbe sostenerci anche moralmente. Una nuova app, appena creata dalla startup Indigo.ai, aiuta infatti a monitorare l’umore e a capire quando è opportuno chiedere aiuto agli altri. La app, chiamata Replika, che si fonda su un software progettato per simulare una conversazione umana, e per questo chiamato chatbot, valuta i livelli di ansia e stress. Fra le possibili domande, per esempio: “Ciao, come ti senti oggi?”. “Cosa ne pensi dei risultati delle elezioni?”. “Hai voglia di uscire?”.

Lockdown, siamo tutti a rischio stress

Non tutti hanno sempre qualcuno che gli chiede “come stai?”. E domande come questa sono molto importanti soprattutto quando si è soli e si vive in isolamento, magari a causa del lockdown o della quarantena. Basta guardare i dati: da un’indagine condotta su 18mila italiani è emerso negli scorsi mesi circa 1 persona su 3 ha presentato sintomi da stress post traumatico. Sempre nello studio, condotto dell’Università dell’Aquila e Territori aperti e di Roma Tor Vergata, risulta che il 21% ha provato stress e il 20% ansia importante. Non mancano, fra i problemi, anche sintomi depressivi, insonnia e altri disturbi dell’umore.

Una app per sostenerci

Per questo, in un periodo complesso come una pandemia, e ancora di più nel caso del lockdown, cresce l’importanza della medicina digitale anche per la salute mentale. La app non intende in nessun modo sostituire l’aiuto medico o una psicoterapia. Il sistema pone regolarmente delle semplici domande, raccogliendo le risposte e valutando anche il possibile stato d’animo (dal tono e dal modo di esprimersi) con cui vengono pronunciate. Mettendo insieme le informazioni, l’applicazione fornisce un feedback e invia un segnale qualora rilevi un alto livello di stress. L’idea è che in futuro possa essere un supporto, a fianco della psicoterapia o dei consulti medici, per aiutare sia il paziente sia lo specialista nel monitoraggio dell’umore. E aiutando a capire, quando la persona è da sola, se è in uno stato di sofferenza mentale.

Aiutare ad aprirsi

Secondo i realizzatori del sistema, un app di questo genere potrebbe essere utile anche e soprattutto per chi è timido, almeno all’inizio, per cominciare a esprimere i propri stati d’animo. Infine, concludono gli sviluppatori, potrebbe essere d’aiuto per le nuove generazioni che trascorrono molte ore incollate agli schermi senza parlare con nessuno. Il tutto prestando ovviamente attenzione al fatto che sia un sostegno aggiuntivo, non qualcosa che sostituisce la relazione con gli altri.