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Covid-19, un progetto per seguire costantemente i pazienti da remoto

Il progetto “10 per 10” è realizzato della Regione Lazio e dello Spallanzani. 10 medici monitoreranno continuamente 10 pazienti con coronavirus. Perché progetti di questo genere proteggono i pazienti e aiutano i medici

Covid-19 Immagine di MarieXMartin via Pixabay

Alleggerire il carico sulle strutture sanitarie e gestire i pazienti con Covid-19 non grave anche da remoto. Questo è l’obiettivo del nuovo progetto pilota “10 per 10”, che vedrà coinvolti 10 medici di medicina generale ognuno dei quali gestirà in teleassistenza 10 pazienti con il coronavirus. Il progetto, recentemente presentato dalla Regione Lazio, è realizzato dalla regione stessa e dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, in prima linea nella lotta al virus. Il tutto vede la collaborazione della Federazione dei Medici di Medicina Generale, l’Asl Roma3, AdiLife e Takeda Italia.

Monitorare respirazione e cuore

L’idea è che i pazienti che hanno il coronavirus non debbano più recarsi per i controlli periodici in ospedale ma possano essere seguiti con il telemonitoraggio. Come? Basterà scaricare, per chi rientrerà nella sperimentazione, una app per lo smartphone, che mette in comunicazione medico e paziente. L’applicazione permette di registrare parametri fisiologici come temperatura corporea, pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno, frequenza cardiaca e respiratoria. Lo strumento consente anche di studiare l’attività elettrica del cuore tramite elettrocardiogramma. Il tutto vale sia per la persona positiva al Sars-Cov-2 e in isolamento sia per i familiari conviventi o altre persone entrate in contatto con un positivo e quindi in quarantena.

Covid-19, dalla registrazione all’azione

Il medico di medicina generale riceverà tutti i dati registrati dall’applicazione, potrà effettuare video-consulti e verificherà così lo stato di salute della persona. In particolare, il medico viene allertato quando i limiti dei parametri di salute monitorati vengono superati e, se necessario, contatterà la struttura ospedaliera per preparare il ricovero del paziente. Facciamo un esempio: se la saturazione dell’ossigeno è troppo bassa e la persona inizia a presentare difficoltà respiratorie, il medico può mettersi rapidamente in contatto con il paziente, eventualmente con una tele-visita, e se necessario organizzare il trasferimento in ospedale. Essere monitorati da remoto è importante anche per la persona, per sentirsi più protetta. Soprattutto per i pazienti che vivono soli o che non hanno aiuto in caso di difficoltà.

Sostenere medici e pazienti

Il progetto nasce per sostenere l’assistenza sanitaria territoriale, per alleggerire ospedali e pronto soccorso, in alcuni casi in affanno. In questo quadro la medicina digitale è essenziale. “Sarà possibile evitare ricoveri inappropriati e dare al cittadino l’opportunità di essere seguito a casa, in totale sicurezza”, sottolinea Francesco Vaia, Direttore Sanitario dell’INMI Lazzaro Spallanzani e coordinatore del progetto pilota. “La pressione sui presidi ospedalieri in questa fase della malattia è sempre maggiore. Siamo arrivati a dover gestire, solo nel Comune di Roma, circa 10.000 nuovi casi alla settimana e ciò diventa impossibile senza un decisivo contributo del territorio”.