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Malattie tropicali neglette: le app ci sono ma vanno migliorate

Nell’era della mobile health uno studio ha analizzato 13 app per la gestione delle malattie tropicali neglette, che colpiscono più di 1 miliardo di persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Le app hanno ancora delle criticità. Le 8 raccomandazioni per migliorarle

malattie tropicali neglette Immagine 41330 via Pixabay

Si è da poco celebrata la seconda Giornata mondiale dedicata alle malattie tropicali neglette, malattie infettive che in tutto il mondo colpiscono più di un miliardo di persone. Diffuse soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali, queste patologie potrebbero essere controllate e prevenute, ma sono state a lungo trascurate dall’agenda politica internazionale (di qui il termine neglette). Esistono già delle app per migliorare la diagnosi e il trattamento di queste malattie e un gruppo di ricerca dell’Università Aperta della Catalogna ne ha analizzate 13. Dall’indagine è emerso che ci sono delle criticità su cui si può lavorare e il gruppo di ricerca ha formulato 8 raccomandazioni per farlo. I risultati sono pubblicati su JMIR (Journal of Medical Information Research). Come si può migliorare la mobile health (m-health) anche contro le malattie tropicali neglette.

Le malattie tropicali neglette in numeri

Le malattie tropicali neglette colpiscono a livello globale in media ben 1 persona su 5, ovvero più di 1 miliardo di abitanti del nostro pianeta. Parliamo di almeno 20 diverse patologie, che sono state rintracciate in ben 149 paesi dell’area tropicale e subtropicale e che costano miliardi di dollari per le economie in via di sviluppo. La dengue, la scabbia e altre ectoparassitosi, la rabbia, l’avvelenamento da morso di serpente sono solo alcune di queste malattie. Proprio perché tropicali ci sembrano molto lontane, ma in realtà riguardano anche noi: un’indagine svolta in Italia ha mostrato che fra il 2011 e il 2017 ci sono stati 4.132 casi. Fra le patologie più frequenti nel nostro paese, la filariosi, leishmaniosi, schistosomiasi, strongiloidosi ed altre.

8 raccomandazioni per migliorare le app

I ricercatori, anche affiliati con l’Oms, hanno analizzato 13 app su 133 candidate, mostrando la loro importanza per la diagnosi e la gestione della cura delle malattie tropicali neglette. In particolare, hanno stilato una lista con 8 raccomandazioni che prendono spunto dai punti critici delle app analizzate e propongono soluzioni per migliorarle.

1. Nessuno deve essere messo da parte

Bisogna che le app siano disponibili in tutte le lingue parlate nelle aree tropicali colpite. L’obiettivo minimo è che ci siano strumenti nelle seguenti lingue: inglese, francese, spagnolo e portoghese.

2. Gli utenti devono avere il controllo

Tutti devono avere gli strumenti saperle usare: bisogna far sì che anche le persone nei paesi più poveri abbiano accesso alle app e alle informazioni necessarie per utilizzarli.

3. Si deve saper gestire la complessità

L’adozione di tecnologie per la salute digitale non è scontato ed è un processo complicato che deve essere affrontato in maniera scrupolosa prima, durante e dopo la realizzazione del progetto. In altri termini la creazione di questi strumenti non si improvvisa dall’oggi al domani.

4. Semplicità e utilità sono gli elementi chiave e devono essere ben visibili

Tutti gli utenti, sia gli specialisti, sia i pazienti, sia la popolazione generale, devono riuscire a riconoscere che lo strumento è facile e utile per la salute e una migliore gestione delle cure.

5. I requisiti tecnologici devono essere noti e considerati fin dall’inizio

Quando una start-up crea un’applicazione deve tenere conto da subito, dal momento dell’ideazione, di eventuali problemi tecnici, ad esempio con la rete internet e la rete elettrica. E pensare a come superare questi ostacoli proponendo soluzioni che vadano bene per quella data area in un dato paese.

6. Si deve creare una piattaforma di Mobile Health a lungo termine

La Mobile Health può aiutare a recuperare i ritardi nella lotta alle malattie tropicali neglette soltanto se l’approccio è strutturato e durevole. Si deve garantire infatti non soltanto il funzionamento della piattaforma, ma anche supportare un utilizzo che sia efficace.

7. Bisogna dividere il processo in vari livelli

Nelle prime fasi di creazione e implementazione del sistema bisogna dividere il processo di elaborazione in due step. Prima, perfezionare il processo e soltanto in seguito aggiornarlo e migliorarlo in maniera iterativa.

8. Rispondere alle esigenze sanitarie

Lo strumento deve essere in linea con i bisogni e le richieste di uno specifico paese e della sanità locale. Gli interventi previsti dalle piattaforme devono essere integrati con le norme e le pratiche previste dal sistema sanitario.