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Quando l’accesso alla telemedicina dipende dal caregiver

Uno studio della Statale di Milano mostra che per i pazienti con demenza l’accesso alla telemedicina è più semplice se il caregiver è giovane. Una conferma della necessità di formazione e di interventi per colmare il divario

caregiver Immagine di Gerd Altmann via Pixabay

Nella pandemia di Covid-19 la telemedicina ha assunto un ruolo centrale nella gestione di molte malattie croniche e per anche per migliorare la salute mentale delle persone. In questa cornice non bisogna dimenticare che non tutti i malati hanno la possibilità di accedere agli strumenti digitali. Un caso rappresentativo, in Italia, riguarda le persone con demenza: uno studio condotto dall’Università degli Studi di Milano Statale mette in luce la mancanza di accesso alla telemedicina per diversi pazienti. In questo caso il problema centrale non è l’assenza della rete internet – che comunque riguarda una fetta di pazienti – ma la mancanza di competenze tecnologiche. Stando allo studio, pubblicato su Neurological Sciences, questo gap e il divario nell’accesso era più marcato quando il caregiver era di età anziana. Per questo sono necessari interventi mirati per facilitare un uso diffuso delle tecnologie e allineare tutti i pazienti.

Lo studio

I ricercatori hanno coinvolto 108 pazienti con deterioramento cognitivo, contattati tramite videochiamate. Oltre all’esame neurologico i medici hanno chiesto informazioni sull’accesso alle piattaforme tecnologiche per la telemedicina, sulle caratteristiche sociodemografiche dei pazienti e sui dati personali del caregiver, fra cui l’età. Dall’analisi è emerso che quasi 7 pazienti su 10 si sono collegati a internet per parlare col neurologo, mentre circa 3 su 10 non hanno avuto questa possibilità.

L’età del caregiver

Indagando le ragioni, i ricercatori hanno scoperto che solo in un quarto dei casi il problema è la mancanza di dispositivi o della connessione internet. Mentre in tre quarti dei casi è legato alla difficoltà del paziente nel collegarsi alla piattaforma. Molto dipende dal caregiver: se si tratta di un familiare di età più giovane e di almeno di una generazione successiva, come il figlio o il nipote, quasi sempre l’accesso alla telemedicina è garantito. Se il caregiver è il coniuge o un fratello, invece, le difficoltà aumentano.

Un gap che porta disuguaglianza

Ma questo divario crea disuguaglianze. E le differenze sono state maggiormente sentite durante la pandemia, quando la tecnologia e la telemedicina erano quasi gli unici strumenti per tenersi in contatto con persone care e col medico. Secondo gli autori il divario digitale è un fattore da prendere in considerazione per lo sviluppo futuro della telemedicina. Pertanto, proseguono, si rende necessario implementare una serie di politiche e interventi volti a consolidare le competenze digitali dei cittadini. L’obiettivo è sostenere la popolazione socialmente più vulnerabile e impedire l’aumento di disuguaglianze sanitarie. Anche dopo la pandemia, infatti, la telemedicina resterà utile, come strumento da affiancare alla visita tradizionale. Pensiamo ad esempio a tutte quelle circostanze in cui la presenza in ambulatorio non è necessaria, come ad esempio per la discussione di un referto.

Insomma, è meglio agire oggi per raccogliere quanto prima dei risultati e riallineare tutti i pazienti e i loro caregiver.